Tokyo comprerà le isole contese per evitare la guerra con la Cina

Due miliardi e mezzo di yen, oltre venti milioni e mezzo di euro. E’ la cifra che il governo giapponese guidato da Yoshihiko Noda è disposto a sborsare per sottrarre tre delle cinque isole contese Senkaku dalle mani della Cina (che le chiama Diaoyutai), di Taiwan, e pure da quelle del governatore di Tokyo, Shintaro Ishihara. Secondo un portavoce del governo, il Consiglio dei ministri si riunirà entro metà settembre e approverà l’utilizzo delle riserve di bilancio di quest’anno fiscale per l’acquisto. La storia dei cinque isolotti disabitati – ma molto vicini a riserve di gas naturali e petrolio – inizia dopo la Seconda guerra mondiale, quando l’America mette le proprie radici nell’arcipelago di Okinawa.
10 AGO 20
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Roma. Due miliardi e mezzo di yen, oltre venti milioni e mezzo di euro. E’ la cifra che il governo giapponese guidato da Yoshihiko Noda è disposto a sborsare per sottrarre tre delle cinque isole contese Senkaku dalle mani della Cina (che le chiama Diaoyutai), di Taiwan, e pure da quelle del governatore di Tokyo, Shintaro Ishihara. Secondo un portavoce del governo, il Consiglio dei ministri si riunirà entro metà settembre e approverà l’utilizzo delle riserve di bilancio di quest’anno fiscale per l’acquisto. La storia dei cinque isolotti disabitati – ma molto vicini a riserve di gas naturali e petrolio – inizia dopo la Seconda guerra mondiale, quando l’America mette le proprie radici nell’arcipelago di Okinawa e negli anni Settanta lascia tre delle cinque isole Senkaku (Uotsuri-jima, Kita-Ko-jima e Minami-Ko-jima) a un privato cittadino giapponese – le altre due isole, oggi, sono ancora “controllate” dalle Forze armate statunitensi. Tokyo paga una sorta di affitto annuale al proprietario (25 milioni di yen, 250 mila euro l’anno) per avere l’usufrutto dei terreni sulle isole, che comunque non superano i cinque chilometri quadrati.
Il sindaco Ishihara, famoso per la sua incontinenza verbale e il suo nazionalismo, in polemica con il governo democratico di Noda aveva riproposto la questione della sovranità delle isole nell’aprile scorso. Se i ministri non sono in grado di capire l’importanza di quelle isole – e la posizione strategica di un porto nel bel mezzo del mar Cinese orientale – allora le acquisterà l’amministrazione di Tokyo, aveva detto. Ishihara, che siede sulla massima poltrona della capitale da ben tredici anni, amatissimo dai suoi cittadini, aveva allora iniziato la campagna acquisti. Aveva aperto un conto corrente per le donazioni e tappezzato di messaggi muri e metropolitane. La pubblicità per la raccolta fondi arrivò addirittura sulle pagine del Wall Street Journal. Per riprendersi tre delle cinque isole Senkaku, secondole stime, avrebbe dovuto mettere insieme almeno 2 miliardi di yen (quasi ventuno milioni di euro).
All’inizio dell’estate Ishihara aveva raccolto già 1,4 miliardi di yen e minacciato di fare causa al governo nel caso in cui non avesse permesso l’acquisto. Poi, però, sono iniziati gli sbarchi dei cinesi sulle isole e le manifestazioni a Pechino contro l’ambasciata giapponese. La tensione è arrivata al culmine con l’aggressione di metà luglio all’ambasciatore giapponese in Cina, Uchiro Niwa. Un manifestante ha strappato via la bandierina con il Sol levante dall’auto del diplomatico. Subito dopo i primi sbarchi dei cinesi sulle isole contese, Niwa, criticato dai conservatori per la sua politica troppo morbida con la Cina, era stato richiamato in Giappone per quindici giorni. Al Financial Times aveva detto che “la politica provocatoria di Ishihara, intenzionato a comprare contro ogni regola le isole Senkaku-Diaoyutai, porterà a una crisi estremamente seria”. Ed è molto probabilmente questo avvertimento ad aver accelerato la decisione di Noda, pronto a pagare più di quanto abbia raccolto il sindaco ribelle e a trovare un compromesso con Pechino. La stampa da giorni tenta di mantenere il riserbo sull’identità dei proprietari delle tre isole dell’arcipelago Senkaku, prossimi miliardari. In realtà tutti sanno che a sedere dall’altra parte del tavolo delle trattative c’è la famiglia Kurihara, originaria di Saitama, a Tokyo. In un’intervista al Japan Times di qualche tempo fa, Hiroyuki Kurihara, portavoce della famiglia, ha rivelato che il sindaco Ishihara tenta di acquistare le isole dagli anni Settanta, “solo che prima lo faceva da privato cittadino, ora è il governo metropolitano a farci l’offerta”. Ishihara, secondo i giornali giapponesi, aveva una corsia preferenziale per l’acquisto. Ora però l’accordo con il governo centrale ha rimesso tutto in discussione.